Giovedì 11 febbraio 2010 - Articolo uscito sulla "Gazzetta di Modena"
Il sogno di Panini: "Qui il Museo del Volley nell'anno Mondiale"
«A Modena siete davvero fortunati , avete la Ferrari e avete avuto la Panini, la società che ha scritto la storia della pallavolo: sono sorpreso che nessuno abbia pensato di costruire il Museo del Volley, perchè è nella vostra città che deve sorgere». Parole di Bernard Rajzman, campionissimo brasiliano degli anni 80, nella sua ultima visita alla famiglia Panini.
Detto e fatto, anzi quasi. Antonio Panini, primogenito di Giuseppe, padre fondatore del più glorioso club del mondo non ha esitato un istante. «Da tempo non solo io, ma anche tanti altri pensavano ad una cosa del genere. Quando ho visto la reazione della gente alla sfida dei ricordi tra Panini e Maxicono del febbraio scorso, 5.000 spettatori per ex atleti di 40 anni e oltre, ho capito che dovevamo tentare. Da allora lavoro per poter tradurre in realtà questo progetto».
La risposta arrivata dal mondo della pallavolo è stata esaltante. «Davvero incredibile, giocatori, tecnici, dirigenti del passato, ma anche tifosi, semplici appassionati stanno contribuendo ad una raccolta senza precedenti: in nemmeno un anno abbiamo catalogato oltre 2.000 tra cimeli, maglie, fotografie, coppe, targhe, non solo del campionato italiano, ma di ogni manifestazione di alto livello. Sinceramente, quando vedrà la luce, credo che dovremo chiamarlo Museo Internazionale del Volley».
Già, perchè per il "varo della nave" c'è ancora un problemino da risolvere, non di poco conto. «Quello della sede. Un Museo del Volley richiede spazi di 200-300 metri quadri, non semplici da trovare. Voglio ringraziare l' amministrazione comunale che si è sempre detta disponibile ed entusiasta del mio progetto, ci siamo incontrati più volte, per ora senza però trovare una soluzione definitiva».
Chiaro che Antonio Panini, figlio di Giuseppe, non storia, ma leggenda della pallavolo ha un sogno: vedere il Museo del Volley nel Palasport che la città ha intitolato al padre. «Sarebbe meraviglioso, ma mi rendo conto che non sia una situazione semplice. Ci sono già realtà da tempo collocate al palasport, tante società e il Coni. Ho parlato con Grani , il presidente della Pallavolo Modena, e con Bruno Da Re, che comprende benissimo il significato della tradizione e di un'opera del genere: hanno detto che mi appoggeranno. Con l'assessore Marino e Paola Francia dell'Ufficio Sport si sono valutate anche altre possibilità, oltre al Palasport, ma sono da esplorare, perchè l'area che serve, come ho detto, non è piccolissima».
Da un sogno all'altro: dalla realizzazione del Museo del Volley ai tempi in cui questo vedrà la luce. «E' l'anno dei Mondiali a Modena, una consacrazione per una città come la nostra che lo merita. Sarebbe affascinante che tutti gli appassionati che arriveranno in settembre ed ottobre potesserio trovare aperto il Museo del Volley a Modena».
*Tempi stretti, ma il lavoro di base Antonio Panini lo ha già portato avanti. «Non solo io, ma anche Giulia che lavora a questo progetto con me da oltre un anno. Abbiamo ricevuto di tutto: dalla canottiera olimpica indossata da Karch Kiraly a maglie degli anni settanta, da tutta Italia. Noi vogliamo dare soddisfazione a chiunque possa dare un contributo, stiamo riversando addirittura filmati in "super 8" degli anni sessanta su Dvd, un lavoro immane. Tutti i contributi che riceveremo rimarranno di proprietà di chi ce li invia e li vuole esporre, la gente può essere certa».
Lo senti parlare e nella sua voce ritrovi la passione del padre Giuseppe. «Da giovane anch'io sognavo di giocare ad alti livelli, ma non ci sono riuscito. Ho comunque ricordi indelebili: gli allenamenti con il professor Anderlini, che era veramente straordinario, non l'allenatore della Panini prima squadra, ma di tutta la Panini, fino alle giovanili. Pensate, veniva ad allenare noi, che avevamo 14-15 anni, il sabato e la domenica mattina. Delle imprese della Panini non potrò mai dimenticare lo spareggio vinto a Roma contro la Ruini il 31 marzo 1972: portammo 10 pullman di tifosi nella capitale, un record per quell'epoca, vincemmo 3-0».
E allora, in attesa del Museo dei Sogni, a cui manca solo una sede adeguata e consona per diventare realtà c'è spazio per un'ultima considerazione. «La pallavolo è nel sangue di ogni modenese, non è una frase fatta, il volley e i successi ottenuti da mio padre hanno gettato le basi per compiere poi altre imprese, con altri nomi, altri personaggi, ma sempre a Modena. E così dovrà essere anche in futuro».
